Cos'è Pancafit ?
Cos’è la Ginnastica Propriocettiva ?
Cos’e la Pubalgia ?
Intervento si o no in caso di rottura del Legamento
Crociato Anteriore ?
Si possono praticare allenamenti con i pesi quando
c’è una discopatia ?
Cos’è la contrattura muscolare ?
Cosa è l’elettrostimolazione ?
Discopatia con Schisi dell’arco posteriore
Dismetria degli arti e plantari
Distorsione caviglia elesione legamenti
Lesioni muscolari ripetute
Quali sono le indicazioni delle onde d'urto ?
Come riabilitare il trauma della caviglia ?
Cos'è Pancafit
?
Pancafit:
è un attrezzo innovativo per la salute ed il benessere generale
della persona. Permette di fare lo stretching più bilanciato e
completo mai ottenuto fino ad oggi.
Utilizzata anche in ginnastica medica, correttiva, antalgica, posturale,
trova impiego presso atleti e danzatori di alto livello.
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Cos’è la Ginnastica Propriocettiva
?
L'apparato locomotore possiede dei propriocettori generali
che sono organi di senso stimolati dai movimenti delle fibre muscolari
e delle articolazioni. Questi c’informano sullo stato delle tensioni muscolari,
sulla direzione e posizione del corpo rispetto allo spazio e sulla posizione
spaziale dei singoli segmenti del corpo.
Sono il punto di partenza delle vie afferenti (cioè che portano gli stimoli
verso il cervello) per i riflessi che regolano la postura ed il tono muscolare.
I più importanti sono:
- I fusi neuromuscolari si trovano nelle fibre muscolari dentro le fibre
intrafusali. Sono posti in parallelo tra le fibre muscolari e registrano
i cambiamenti di tensione delle fibre dando informazioni, durante la contrazione,
sulla velocità e ampiezza dello stiramento. Sono quindi misuratori di
lunghezza e di velocità. Se il muscolo viene contratto si pongono a riposo
inviando stimoli blandi al sistema nervoso centrale. Quando, invece, il
muscolo viene allungato repentinamente si allungano generando potenziali
di azione di frequenza crescente che causano una immediata risposta di
tipo contrattile delle fibre (riflesso miotatico fasico).
- Gli organi tendinei del Golgi sono posti in serie nella parte tendinea
che si dirama dal muscolo. Il loro compito è quello di fornire informazioni
sulle modificazioni della tensione (forza di contrazione) e reagiscono
allo stiramento producendo un rilasciamento del muscolo (riflesso inverso
da stiramento). In sostanza, proteggono le fibre muscolari da possibili
lacerazioni dovute ad un'azione troppo brusca e violenta. La loro reazione
si scatena dopo 6-8 secondi dall'inizio della tensione.
- I recettori di Pacini ed i corpuscoli di Ruffini sono situati all'interno
delle capsule articolari. Danno informazioni sulla ampiezza, velocità
e senso del movimento. La riabilitazione post-traumatica si pone come
obiettivo principale il ristabilimento del tono e del trofismo muscolare
e la rieducazione delle articolazioni al movimento. Pertanto i movimenti
utilizzati si riducono alla semplice flessione, estensione e rotazione
di uno o più segmenti del corpo.
Va sempre tenuto presente che il corpo è un’unità che interagisce con
l’ambiente in maniera totale e complessa e che la lunga inattività dovuta
al trauma comporta anche l’acquisizione di nuovi schemi motori, equilibri
e coordinazioni di compenso che possono permanere, anche solo parzialmente,
anche dopo la riabilitazione. Pertanto attraverso la riabilitazione propriocettiva
si cerca, una volta ristabilita la funzionalità dell’arto traumatizzato,
di recuperare anche tutti gli schemi motori ottimali per il fisiologico
equilibrio statico e dinamico di tutto il corpo.
Praticamente “riprogrammare” in maniera corretta i normali schemi motori
di movimento (camminare, correre, sedersi correttamente, salire le scale,
ecc.). Per questo vengono usati diversi attrezzi. Molto usata è la pedana
oscillante sulla quale si poggiano i piedi dalla stazione eretta. L’instabilità
della pedana procura delle continue alterazioni dell’equilibrio, costringendo
il sistema muscolare e nervoso ad un lavoro di correzione continua per
mantenere il corpo in equilibrio. Il cervello riceve un flusso continuo
d’informazioni cinestetiche che vanno migliorando:
- le carenze propriocettive distrettuali;
- la sensibilità cinestetica;
- la coscienza corporea;
- il controllo dell’equilibrio.
In sintesi si può affermare che la fisioterapia tradizionale ed i vari
esercizi localizzati tendono al recupero post-traumatico del complesso
muscolo-articolazione. E’ opportuno proseguire con la riabilitazione propriocettiva
al fine di ripristinare gli equilibri neuromuscolari e di coordinazione
generali per una funzione preventiva al ripetersi dell'evento traumatico.
Altro attrezzo, usato spesso per la sua efficacia, è Pancafit
, una panca speciale su cui il paziente si distende per ritrovare
l’allineamento del proprio corpo e, attraverso esercizi mirati uniti alla
respirazione, va ad arricchire il bagaglio delle mappe cerebrali e ad
integrare l’immagine mentale del proprio corpo.
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Cos’e la Pubalgia ?
La pubalgia, o sindrome retroadduttoria, è una patologia
dolorosa che si evidenzia con dolore al pube e all'inguine. La sintomatologia
dolorosa può coinvolgere anche il testicolo, il perineo e la regione inferiore
dell'addome.
È causata dall'infiammazione delle strutture osteo-tendine nei punti di
giunzione tra tendine muscolare e osso. Può comparire soprattutto negli
sportivi e, comunque, in tutte le attività, come la danza o l’atletica,
che sollecitano fortemente la muscolatura che trova punto di inserzione
sulla zona pubica (Obliquo esterno e Retto dell'addome, Lungo e Breve
adduttore, Gracile).
I cambi improvvisi di direzione nella corsa, gli scatti in genere sono
gesti tipici che coinvolgono i muscoli suddetti. Questa sintomatologia
può comparire essenzialmente per due ragioni:
- sovraccarico muscolare eccessivo e sistematico;
- scarsa resistenza al carico dovuta a carenza di preparazione fisica
(scarso tono, forza ed elasticità muscolare).
L’uso di calzature non adeguate e terreni eccessivamente cedevoli, sconnessi
o duri possono concorrere all'insorgenza di questa sindrome dolorosa.
La pubalgia può avere un andamento altalenante nel tempo, perciò può comparire
e sparire periodicamente. L'apparizione è dovuta alla sollecitazione muscolare,
mentre la sparizione al periodo di riposo.
Il problema va risolto a monte con:
- una visita specialistica;
- il riposo e la fisioterapia (sicuramente consigliati dallo specialista);
- la riabilitazione dei muscoli che causano la pubalgia, quindi rafforzamento
muscolare e allungamento.
Un ulteriore consiglio è quello di non sottovalutare questa patologia.
Infatti, potrebbe aggravarsi e procurare seri problemi che, a catena,
potrebbero trasferirsi su altre regioni dell'apparato locomotore.
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Intervento si o no in caso di rottura
del Legamento Crociato Anteriore ?
Il legamento crociato anteriore, insieme con quello posteriore,
svolge la funzione di evitare i movimenti di “slittamento” in avanti o
indietro del femore sui piatti tibiali, quindi di stabilità antero-posteriore
dell’articolazione del ginocchio.
L’intervento può essere evitato in persone anziane o in soggetti in cui
si prevede che non solleciteranno eccessivamente l’articolazione del ginocchio
(chi conduce vita sedentaria). In questo caso ci sarà un adattamento che
renderà ancora più stabile la situazione se vengono mantenuti tonici i
muscoli che “scavalcano” il ginocchio, quindi i flessori: Bicipite femorale
- Semitendinoso - Semimembranoso - Sartorio - Gracile - Gemelli - Popliteo
- Plantare gracile e gli estensori del ginocchio: Quadricipite femorale.
Il ginocchio non risulterà mai adeguatamente compensato e si getteranno
le basi per una serie di squilibri locali che porteranno facilmente all’osteoartrite.
Se si aggiunge anche un eventuale anomalo appoggio dell’arto a terra si
possono instaurare situazioni di compenso con ripercussioni su tutto l’equilibrio
dell’apparato locomotore, in modo particolare sulla colonna vertebrale.
Per chi invece pratica attività sportiva o artistica a livello professionale,
ovviamente la ricostruzione del legamento crociato va presa in seria considerazione.
L’intervento viene effettuato in artroscopia e già dopo un paio di giorni
si può iniziare a camminare. Dopo circa un mese inizia la fisioterapia
riabilitativa e in 6-8 mesi si dovrebbe poter riprendere la normale attività.
E’ fondamentale, dopo la guarigione clinica del trauma, riabilitare il
muscolo restituendogli la capacità di effettuare quei movimenti ad alta
velocità tipici dell’attività di atleti o di danzatori. Spesso è proprio
la mancanza di questa fase del recupero che causa le recidive.
E’ caldamente consigliato l’intervento di armonizzazione posturale con
Pancafit .
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Si possono praticare allenamenti
con i pesi quando c’è una discopatia ?
Si possono utilizzare i pesi, dipende dalla scelta degli
esercizi. Sono da evitare tutti quegli esercizi che direttamente o indirettamente
possono procurare un carico eccessivo sulle vertebre lombari. Esempio:
- Piegamenti gambe con bilanciere sulle spalle (squat) e piegate varie
in avanti o laterali;
- Estensioni sulle punte con bilanciere sulle spalle;
- Hack squat; - Leg press da supino, gambe in linea col busto;
- Sollevamenti da terra del bilanciere (dead lift);
- Inclinazioni del busto in avanti (good morning);
- Esercizi per gli addominali (flessioni del busto) eseguiti senza mantenere
sempre le cosce molto flesse;
Se ben eseguiti e con carico medio-basso (che permette almeno 14-16 ripetizioni
per serie), non avrebbero alcuna controindicazione, salvo gli ultimi due
in quanto la posizione del busto che si inclina in avanti decuplica le
tensioni sulle vertebre lombari per il rilevante braccio di leva.
Ovviamente la tecnica d’esecuzione deve essere perfetta. Per gli esercizi
di trazione o flessione, quando è prevista la sbarra o la macchina, si
può utilizzare un manubrio ed effettuare l'esercizio di "Flessioni di
un braccio da busto inclinato e con una mano in appoggio", oppure le "Flessioni
delle braccia da prono su panca" o le "Flessioni delle braccia da busto
inclinato con la fronte in appoggio".
E’ opportuno terminare le sedute con esercizi d’allungamento su Pancafit
, attrezzo che consente di effettuare stretching globale senza compensazioni,
facendo attenzione alle modalità di esecuzione della respirazione che
sarà di tipo diaframmatico.
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Cos’è la contrattura muscolare ?
La contrattura è conseguenza di un trauma diretto o indiretto
del muscolo. Il problema non è l'esaurimento dell'ATP muscolare: il ridotto
livello (e non l'esaurimento!) di ATP può aver contribuito al sorgere
della lesione muscolare.
Poi, una volta avvenuta la lesione, prevalgono i "meccanismi di difesa"
che cercano di salvaguardare la zona lesa indipendentemente dai livelli
di ATP. Il problema sollevato decade del tutto se si considera che le
cellule contratte sono quelle "sane" che, a differenza di quelle lese,
sono in grado di contrarsi anche se "condizionate" dai riflessi di difesa
messi in atto dall'organismo.
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Cosa è l’elettrostimolazione ?
L'elettrostimolazione muscolare è una tecnica che agendo
sui punti motori del muscolo riproduce la contrazione muscolare e quindi
il reale allenamento. La stimolazione a mezzo elettrostimolatore può essere
diretta anche ai terminali nervosi, a mezzo di impulsi detti TENS.
Inoltre la stimolazione con correnti di ionoforesi consente la veicolazione
dei farmaci. Lo strumento per l'elettrostimolazione deve essere un generatore
di corrente costante che sia in grado di adattarsi all'impedenza (o resistenza)
dei diversi tessuti (pelle, adipe, ecc.) che si interpongono fra gli elettrodi
ed il motoneurone da stimolare. Ci sono impulsi più adatti di altri alla
elettrostimolazione: le correnti faradiche, le correnti di Kotz, le corrente
sinusoidali, sono tipi d'impulsi che hanno fatto la storia dell'elettrostimolazione.
Oggi queste correnti sono tecnologicamente superate. I tipi d'impulso
che consentono di tutelare il comfort e la sicurezza dell'utilizzatore,
sono gli impulsi rettangolari compensati, simmetrici; gli impulsi tens
(transcutanic electric nerve stimulation - stimolazione elettrica ai terminali
nervosi); e gli impulsi di iontoforesi, interrotta a 4000 Hz. Ciò non
basta. Gli impulsi devono essere calibrati secondo due variabili: frequenza
(impulso al secondo in Hz) e cronassia (larghezza dell'impulso in microsecondi
- Ton). L'elettrostimolazione si divide in tre settori di utilizzo:
1 - Stimolazione muscolare (EMS-FES),
2 - TENS o stimolazione ai terminali nervosi
3 - Iontoforesi (o Ionoforesi).
Con l'elettrostimolazione non si stimola direttamente il muscolo. La stimolazione
passa attraverso il nervo motore del muscolo. Soltanto per i casi di muscoli
denervati (tipico in fisioterapia) si stimola direttamente il muscolo,
con impulsi dedicati. Per le applicazioni lipolitiche e di terapia del
dolore, la stimolazione passa attraverso i terminali nervosi di superficie.
C’è da chiedersi: l'elettrostimolazione è un mezzo artificiale? Sicuramente
il mezzo non è naturale, ma è una tecnica. L'elettrostimolazione non è
doping. L'elettrostimolazione ha alcune controindicazioni. E’, in ogni
modo, vietata ai portatori di pace maker, alle donne in stato interessante,
e agli epilettici. E' suggerito il nullaosta del medico curante, come
per la pratica d’ogni attività fisica e ogni sport. I vantaggi dell'elettrostimolazione
nella fisioterapia sono la riduzione del dolore (teoria del Gate control),
l'innalzamento delle endorfine, l'isolamento del gruppo muscolare trattato,
la prevenzione dell’amiotrofia, il trattamento dell'amiotrofia muscolare
post-traumatica o post-chirurgica, il ripristino della forza muscolare,
il riequilibrio del controllo propriocettivo, eliminazione delle contratture,
la prevenzione dei traumi, il recupero motorio.
A mio parere, è molto meglio stimolare i muscoli in modo naturale, quando
è possibile, con lavoro dinamico oppure isometrico. Resta inteso che l'elettrostimolazione
può essere utilizzata quando ancora nessun mezzo di lavoro naturale è
utilizzabile.
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Discopatia con Schisi dell’arco
posteriore ?
Per "discopatia" si intende una diminuzione dello spazio
presente tra due vertebre (e quindi "schiacciamento" del disco intervertebrale,
struttura elastica che serve ad ammortizzare il carico sulla colonna vertebrale);
la "schisi" dell'arco posteriore è invece una anomalia congenita delle
vertebre (di solito a livello lombo-sacrale).
Tali alterazioni, associate spesso ad una artrosi iniziale, possono causare
"lombalgia", soprattutto in presenza di deficit della muscolatura della
colonna e di condizioni di sovraccarico funzionale (attività lavorativa,
guida prolungata dell'auto ecc.).
Per diminuire gli effetti negativi è consigliabile effettuare, in un primo
tempo, ginnastica posturale con un fisioterapista, poi ginnastica a corpo
libero, con particolare attenzione alla armonizzazione, elasticizzazione,
e mobilizzazione della colonna vertebrale (stretching GLOBALE DECOMPENSATO
su Pancafit ).
Anche l'agopuntura e la mesoterapia sono mezzi terapeutici validissimi,
ma se non si elimina la causa (che sono di solito la postura errata e
la debolezza della struttura) la sintomatologia dolorosa ritorna.
Una terapia anti-infiammatoria, a volte, è necessaria per poter effettuare
attività fisica senza dolore; ovviamente, potendo causare disturbi gastrici,
deve essere usata con cautela e sotto controllo medico.
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Dismetria degli arti e plantari
?
Può capitare che, in seguito ad una frattura riportata
in giovane età uno degli arti presenti una dismetria; questa situazione
può causare ripetute patologie da sovraccarico, con limitazione della
funzionalità.
La tradizione vuole che si portino dei plantari, ma ogni tecnico ortopedico
esprime un parere diverso sullo spessore o sul materiale del plantare
e sul fatto che lo si debba portare o meno durante l’attività fisica.
A mio parere, i casi di dismetria effettiva di un arto sono pochi o almeno
non così numerosi come si crede. In realtà, il più delle volte, ci si
trova di fronte ad un arto APPARENTEMENTE PIU’ CORTO.
Infatti, il bacino non è un osso così “monolitico” come si pensa. Le sue
parti sono articolate medianti sinfisi, che in alcuni casi permettono
scorrimento anche di qualche millimetro. Ma qualche millimetro di spostamento
della radice dell’arto vuol dire un suo orientamento e una funzionalità
fuori asse “a valle”.
Comunque, quando serve, il plantare (o ortesi plantare) deve essere personalizzato
e costruito solo dopo un'accurata analisi della postura del soggetto ed
una baropodometria elettronica che evidenzi le alterazioni dell'appoggio.
Il plantare deve poi essere indossato SEMPRE e IN TUTTE LE CALZATURE.
Ovviamente il plantare sportivo sarà "dedicato" alla calzatura sportiva
specifica.
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Distorsione caviglia e lesione
legamenti
- In seguito ad un trauma distorsivo alla caviglia viene
spesso diagnosticata la rottura del legamento peroneo-astragalico anteriore.
- Il legamento lesionato è, tra quelli del compartimento esterno della
caviglia, il meno importante dal punto di vista funzionale e non è, in
caso di lesione isolata, causa di instabilità.
A mio parere è indicato un buon trattamento rieducativo, proteggendo l'articolazione
durante l'attività sportiva con un bendaggio funzionale o un tutore. Ovviamente
il lavoro di riabilitazione (mobilità articolare, rinforzo muscolare,
ginnastica propriocettiva su tappeto elastico, tavolette instabili, armonizzazione
posturale su Pancafit, ecc.)
deve essere svolto con la caviglia libera.
Intervenire chirurgicamente è comunque un trauma sulla struttura anatomica
e i tempi di recupero sono lunghi, variabili da soggetto a soggetto, e
comunque prevedono lo stesso lavoro di riabilitazione funzionale.
E' ovvio che se fosse presente una instabilità grave della caviglia, l'intervento
sarebbe d'obbligo per risolvere l'instabilità stessa. Un consiglio: gli
esercizi di riabilitazione devono essere, a guarigione ottenuta, ripetuti
periodicamente come prevenzione di eventuali altri traumi.
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Lesioni muscolari ripetute
Si possono verificare periodicamente traumi muscolari (distrazioni)
ad entrambi i bicipiti femorali; questi traumi, confermati da esame ecografico,
si presentano alla fine di una seduta di allenamento comprensiva di stretching
durante uno sforzo protratto accusando un dolore descrivibile come “scossa”
o “fitta” nella zona interessata. La causa di traumi muscolari ripetuti
a carico dei flessori del ginocchio può essere duplice:
1- debolezza del gruppo muscolare rispetto a quello degli estensori (quadricipite)
2- eccessiva "rigidità" del gruppo muscolare
Si deve pertanto intervenire sia migliorando il tono muscolare, sia la
loro elasticità; è fondamentale, dopo la guarigione clinica del
trauma, riabilitare il muscolo restituendogli la capacità di effettuare
quei movimenti ad alta velocità tipici dell’attività di atleti o di danzatori.
Spesso è proprio la mancanza di questa fase del recupero che causa le
recidive.
E’ caldamente consigliato l’intervento di armonizzazione posturale con
Pancafit .
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Quali sono le indicazioni delle
onde d'urto ?
Le onde d'urto hanno delle indicazioni precise e sono valide
soltanto in alcune patologie. L’onda d’urto è un’onda acustica ad alta
energia che può essere indotta da un generatore di tipo elettroidraulico,
elettromagnetico o piezoelettrico. La terapia con onde d’urto, in medicina,
ha una grossa importanza in alcune malattie epatiche e renali ma, negli
ultimi anni, è stata applicata con buoni risultati anche nell’ambito della
medicina dello sport.
In questo campo le patologie trattate sono quelle a carico dell’apparato
muscolo scheletrico: strutture osteo-tendinee, a livello delle calcificazioni
intramuscolari ed a livello delle discontinuità ossee, nelle fratture
con mancata saldatura dei monconi ossei. Seppure le modalità con cui agiscono
le onde d’urto non sono del tutto note, la loro efficacia sembra essere
correlata a due effetti:
1. effetto diretto dell’impulso sul tessuto nella zona bersaglio, ed in
associazione ai fenomeni di riflessione, più accentuati nei punti di passaggio
tra tessuti molli (tendini, muscoli) e tessuti più compatti (ossa e formazioni
calcifica);
2. effetto indiretto di “cavitazione” provocato dalla depressione susseguente
l’impulso, che supera le caratteristiche elastiche del tessuto.
La conseguenza di questi due effetti è un aumento della vascolarizzazione
nella zona colpita, per la stimolazione da parte degli impulsi sulle fibre
simpatiche. Tutto ciò porta ad una rimozione dei fattori infiammatori
con il rilascio di sostanze che stimolano la formazione di nuovi vasi
(capillarizzazione).
A livello del tessuto osseo, in caso di fratture recenti, si produce un
effetto simile con aumento della vascolarizzazione e conseguente stimolazione
osteogenica (formazione di tessuto osseo).
Oltre all’effetto antiflogisitico legato alla rimozione dei metaboliti
dell’infiammazione, le onde d’urto inducono una riduzione del dolore mediante
inibizione dei recettori specifici, che quindi non possono trasmettere
l’impulso doloroso e mediante il rilascio locale di endorfine, particolari
sostanze prodotte dal nostro organismo, in grado di ridurre la sensibilità
dolorifica.
Un altro effetto importante delle onde d’urto è quello di provocare la
scomparsa delle calcificazioni muscolari prodotte da traumi muscolari.
Il meccanismo d’azione è legato alla frammentazione ed alla cavitazione
all’interno della calcificazione stessa che porta alla sua disorganizzazione
e frammentazione.
In seguito la scomparsa dei detriti è legata al passaggio nei vasi neoformati.
La metodica con onde d’urto è il trattamento d’elezione nelle tendinopatie
inserzionali croniche, caratterizzate da una scarsa vascolarizzazione
della giunzione osteotendinea. Di seguito vengono riportate le principali
patologie su cui sono applicate le onde d’urto:
1. Gomito : epicondilite, epitrocleite
2. Spalla : tendinopatie inserzionali, impingement
3. Ginocchio : tendinopatie del rotuleo e della zampa d'oca
4. Pube : tendinopatie degli adduttori
5 Caviglia : tendinopatie dell'Achilleo, apofisiti calcaneari
In tali patologie il trattamento fisioterapico o con infiltrazioni locali
è talvolta inefficace o solo momentaneamente vantaggioso ed il trattamento
chirurgico con scarificazione e perforazione della giunzione osteo-tendinea
costituisce spesso l’ultima risorsa terapeutica.
Lo scopo della tecnica chirurgica è quello di indurre, attraverso il sanguinamento
locale, lo stimolo per una risposta angiogenica (formazione di nuovi vasi
sanguigni): come detto, l’effetto delle onde d’urto è proprio quello di
rivascolarizzare la giunzione osteotendinea in maniera assolutamente incruenta
(ovvero senza doversi sottoporre ad intervento chirurgico). Si deve pertanto
intervenire sia migliorando il tono muscolare, sia la loro elasticità;
è fondamentale, dopo la guarigione clinica del trauma, restituire
gli atleti o i danzatori alle loro attività fisiche. Unitamente ad una
ripresa graduale delle rispettive pratiche, è caldamente consigliato l’intervento
di armonizzazione posturale con Pancafit
.
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Come riabilitare
un
trauma della caviglia
?
La riabilitazione per essere iniziata necessita dell’assenza
di dolore o di gonfiore nella regione traumatizzata. Nello sport di squadra
in genere, l’articolazione della caviglia è tra le più sollecitate, oltretutto
subisce, oltre al carico di impatto o di spinta verticale anche forze
laterali.
Pertanto è sempre opportuno prendere in considerazione degli esercizi
che tendano a mantenere sempre tonici, forti ed estensibili tutti i muscoli
che mobilizzano il piede e che aiutano anche a contenere al loro posto
i vari segmenti che articolati tra di loro. Alcuni traumi del piede avvengono
perchè i muscoli e le articolazioni vengono sollecitati con espressioni
di forza veloce (salti, saltelli, balzi, spinte laterali, ecc.) senza
che la forza generale sia sviluppata in maniera adeguata. Inoltre, le
esercitazioni di preparazione atletica, quando si rivolgono ai piedi,
si limitano ai soli movimenti di spinta verso l’alto o in avanti.
Altro errore fondamentale, fatto per migliorare la forza veloce ed esplosiva
degli arti inferiori, è quello di curare i muscoli estensori delle cosce
e delle gambe e poco o niente gli estensori dei piedi. Dato che nello
sport in genere il piede agisce su vari piani spaziali, il potenziamento
va fatto coinvolgendo tutti i muscoli che ne determinano il movimento,
pertanto:
- FLESSIONE DORSALE: Estensore
lungo delle dita, Estensore lungo dell’alluce, Tibiale anteriore, Peroneo
anteriore, Estensore breve delle dita;
- FLESSIONE PLANTARE:
Gemelli, Soleo, Peroneo lungo, Flessore lungo delle dita, Flessore lungo
dell’alluce, Peroneo breve, Tibiale posteriore, Flessore breve delle dita,
Plantare gracile;
- PRONAZIONE: Peroneo lungo, Peroneo breve,
Peroneo anteriore, Estensore lungo delle dita, Estensore breve delle dita);
- SUPINAZIONE: Tibiale anteriore, Tibiale posteriore,
Estensore lungo dell’alluce, Flessore lungo delle dita, Flessore breve
delle dita, Flessore lungo dell’alluce, Quadrato Plantare gracile.
Quindi anche nella riabilitazione, un lavoro di rafforzamento muscolare
dovrebbe considerare due aspetti:
- il tipo di esercizi;
- la metodologia da applicare.
GLI ESERCIZI sono tutti
quelli che agiscono in flessione dorsale, in flessione plantare, in pronazione
e in supinazione. Per i muscoli responsabili della supinazione e della
pronazione si può sempre utilizzate il carico naturale o pesi liberi.
Possono essere eseguite delle andature sul bordo esterno del piede, magari
con scarpe con suola molto larga (per un maggior braccio di leva),oltre
a delle andature sul bordo interno sopra i lati (bordi laterali) di una
tavoletta lunga almeno 3 m., larga circa 10 cm e alta 2-3 cm.
LA METODOLOGIA dovrebbe prevedere inizialmente
un carico (stimolo muscolare) che crei una sollecitazione adeguata ai
muscoli senza sovraccaricare l’articolazione che ha subito un trauma.
Va anche considerato che il muscolo che ha subito una pausa funzionale
dovuta a ingessatura si presenta indebolito e ipotrofico. Anche il tendine
può aver subito una regressione funzionale.
Pertanto nella fase iniziale viene consigliato un peso (carico naturale
o carico aggiuntivo) che permetta intorno alle 20-25 ripetizioni per serie
fino all’esaurimento, ovvero fino all’ultima ripetizione eseguibile correttamente
(anche come ampiezza di movimento, ovviamente non forzata).
Ciascuna ripetizione deve essere eseguita in maniera fluente e controllata.
Questo tipo di lavoro necessita di almeno 3 sedute settimanali, ovvero
lo stesso gruppo muscolare deve essere sollecitato per 3 volte a settimana
e per 4-5 serie, con recupero di 2-2,5 minuti. Dopo 2-3 settimane, sempre
con la stessa metodologia, si può aumentare il carico per portarsi intorno
alle 12-14 ripetizioni per serie.
Ovviamente quest’aumento va verificato caso per caso, sempre in funzione
della risposta funzionale. In ogni allenamento va eseguito un esercizio
per ciascun movimento del piede quindi: uno di flessione dorsale, uno
di flessione plantare, uno di pronazione e uno di supinazione.
Questo lavoro permette un rapido recupero e incremento di forza, specialmente
nella seconda fase. Va sempre tenuto presente che la risposta muscolare
è sempre molto vistosa (forza) mentre i tendini necessitano di un lasso
di tempo maggiore. Quindi non bisogna avere fretta ad aumentare i carichi.
Sempre nella seconda fase, e per 10-15 minuti in ogni allenamento, si
possono inserire con cautela esercizi di stretching che tendano a mobilizzare
la caviglia in tutte le direzioni.
Questo tipo di lavoro andrebbe portato avanti fino a quando si ritiene
opportuno, ovvero quando si nota che il paziente risponde bene con prestazioni
almeno simili a quelle antecedenti il trauma.
Sarebbe anche opportuno portare sempre avanti un potenziamento dei piedi
come misura di prevenzione, magari con solo 2 sedute settimanali di potenziamento.
Ad esempio, molti traumi a cui assistiamo oggi in atleti di alto livello
sono spesso dovuti alla fretta di rimetterli in campo.
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